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<title><![CDATA[Il suolo, risorsa strategica da preservare]]></title>
<link><![CDATA[http://tuparlamento.opendcn.org/infodiscs/view/271]]></link>
<description><![CDATA[Il consumo di suolo, all’interno del dibattito politico italiano, viene trattato come il solito “capriccio degli ambientalisti”, e per questo relegato agli ultimi posti di qualsiasi agenda di governo. Al contrario, la questione ha riflessi che entrano nella quotidianità di ciascuno di noi, ponendosi al centro non solo della questione ambientale, ma anche di quella fiscale, occupazionale e culturale. Ci auguriamo, perciò, che su questo tema possa passare una linea politica rigorosa, nonostante lo schema politico attuale non lo faccia troppo pensare.Una linea politica che tenga assieme, appunto, aspetti ambientali e occupazionali, aspetti culturali e fiscali. Perché quando parliamo di suolo parliamo di una risorsa che genera cibo e materie prime rinnovabili: un ettaro di cibo assicura una corretta alimentazione per sette persone ogni anno. E parliamo di un filtro in grado di regolare il bilancio idrogeologico e di trattenere anidride carbonica. Il suolo, inoltre, è il luogo fisico dei nostri insediamenti. Ed ecco quindi la questione fiscale, che nelle dinamiche impazzite proprie di questo Paese ha fatto si che il consumo di suolo fosse una fonte di finanziamento fondamentale per la parte corrente dei bilanci comunali. E per la rendita fondiaria. Ed è, infine, su questo luogo fisico che, in Italia, si sono sedimentate tradizioni e bellezze, che una gestione urbanistica, viabilistica e paesistica corretta possono trasformare in volano economico.Per dare un’idea della portata del fenomeno è sufficiente citare un dato: ogni giorno, in Italia, si consumano 100 ettari di suolo. Un ettaro corrisponde a circa due campi da calcio. Nella sola Lombardia, ogni giorno viene urbanizzata una superficie pari a sette volte la Piazza del Duomo di Milano. Ogni giorno. Tutto ciò avviene in maniera del tutto svincolata dalla crescita demografica, come dimostra il caso limite del Friuli Venezia Giulia, dove tra il 1980 e il 2000 si è verificato un calo demografico mentre, allo stesso tempo, si urbanizzavano 8.000 metri quadrati di suolo ogni giorno. Il risultato? In questi venti anni sono stati urbanizzati 1062 metri quadrati di suolo per ogni abitante perso.Ecco perché la necessità di una legge sul suolo che parta da una definizione banale, ma che al momento non esiste: la definizione stessa di suolo. Per poi considerare il problema da tutti i punti di vista a cui abbiamo accennato.Una problema prioritario a cui è necessario dare una risposta. Tutti insieme, perché è problema di tutti noi.
In allegato sono disponibili alcuni documenti scritti e un video (che di volta in volta integreremo con altri) che abbiamo ritenuto possano portare dei contributi qualificati alla discussione.]]></description>
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<image><title>Tu Parlamento</title>
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<link>http://tuparlamento.opendcn.org</link>
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<item><title><![CDATA[Constato con piacere che si torna a discutere di c...]]></title>
<link><![CDATA[http://tuparlamento.opendcn.org/infodiscs/view/271#body_289]]></link>
<description><![CDATA[Constato con piacere che si torna a discutere di consumo di suolo, della necessità di attivare provvedimenti efficaci per la sua conservazione e che si cerchi di approfondire questo tema per migliorare il più possibile le diverse proposte di legge che popolano lo scenario politico. 
Peccato che le stesse voci che oggi dibattono in questo sito, e altre, non siano state ascoltate anni prima quando già il fenomeno della cementificazione mostrava in modo chiaro i suoi potenziali distruttivi (fine anni ’90).
Piangere sul latte versato non serve, però serve capire perchè nulla è stato fatto per frenare il fenomeno. La realtà è che sono state inventate delle regole, fiscali in primis, tali per cui consumare suolo conveniva a tutti. Allego a questo proposito, come contributo personale al dibattito, <a href="/infodiscs/getfile/26" target="_blank">un editoriale dell'aprile 2013, pubblicato sulla rivista Reticula di ISPRA</a> (Istituto Superiore per la Ricerca e Protezione Ambientale).
La  questione da approfondire è il tipo di strumentazione adatta a risolvere il problema: bene la legge, ma non basterà fino a che non si predisporranno condizioni tali per cui sia conveniente conservare il suolo, anzichè consumarlo. Si è visto troppe volte come, in Italia, anche le leggi più restrittive prima o poi siano state "gabbate" o, semplicemente, cambiate. E' evidente che fino a quando la fiscalità continuerà a premiare chi consuma risorse non rinnovabili, l'economia si servirà di queste per crescere.  Quindi è necessario un ripensamento profondo sul senso della fiscalità che porti a nuovi scenari in cui chi produce servizi ambientali non solo sia defiscalizzato, ma anche ricompensato degnamente per i servizi erogati. Al contrario, chi consuma risorse non rinnovabili, dovrebbe, quanto meno, pagare in misura equa il danno prodotto ai beni comuni sottratti, anche perché la cementificazione ha aumentato enormemente i costi complessivi di gestione e manutenzione del territorio pagati da tutti i cittadini. Costi che non possiamo più permetterci.
A questo proposito varrebbe la pena fare i conti bene, dato che, in parecchi casi, il recupero di suolo da aree impermeabilizzate può essere, nel tempo, più sostenibile ambientalmente ed economicamente rispetto alla conservazione del cemento e delle infrastrutture che l’urbanizzazione richiede e che costano anche se non utilizzate.
Gioia Gibelli]]></description>
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<media:title type="plain"><![CDATA[Reticula_ndeg2.pdf]]></media:title>
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<pubDate>Wed, 04 Sep 2013 16:19:12 +0200</pubDate>
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<item><title><![CDATA[In allegato, un commento del professor Paolo Piler...]]></title>
<link><![CDATA[http://tuparlamento.opendcn.org/infodiscs/view/271#body_288]]></link>
<description><![CDATA[In allegato, un commento del professor Paolo Pileri, del Politecnico di Milano.]]></description>
<media:content url="http://tuparlamento.opendcn.org/infodiscs/getfile/13" fileSize="42211" type="application/pdf">
<media:title type="plain"><![CDATA[Consumo di suolo, emergen...]]></media:title>
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<pubDate>Mon, 02 Sep 2013 11:07:48 +0200</pubDate>
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<item><title><![CDATA[Caro Pippo,
la proposta è lodevole ma, secondo me...]]></title>
<link><![CDATA[http://tuparlamento.opendcn.org/infodiscs/view/271#body_283]]></link>
<description><![CDATA[Caro Pippo,
la proposta è lodevole ma, secondo me, così come impostata presenta alcuni elementi di debolezza. Anzitutto lascia troppi margini per l'individuazione del territorio urbanizzato, comprendente anche aree libere " intercluse ". Con parametri così vaghi il rischio è quello che in questa categoria venga fatto rientrare un pò tutto. In secondo luogo se si deve tutelare il suolo, come risorsa prettamente ambientale, non mi sembra il caso di diversificare, dal punto di vista economico, la posizione delle aree libere all'interno del tessuto urbanizzato ( che non pagano niente ) rispetto alle altre ( soggette ad un contributo piuttosto gravoso ).
Personalmente opterei per un approccio diverso:
- devono in primo luogo essere di diritto non considerate urbanizzate tutte le aree libere da edificazione che secondo gli strumenti urbanistici  comunali e sovracomunali, vigenti al momento dell'entrata in vigore della legge, hanno dcestinazione agricola, verde o sono soggette a regime di tutela ambientale
- La decisione del Comune di inserire le aree anzidette tra le urbanizzate deve essere approvata dalla Regione.
- successivamente alla suddivisione, ogni decisione del Comune comportante consumo di suolo relativamente ad aree agricole o di vocazione ambientale dovrebbe essere possibile solo ove espressamente ammessa dalla pianificazione sovracomunale ( qui bisogna riflettere se valorizzare ancora quella provinciale o se il superamento di questa istituzione non giustifichi l'attrribuzione di questo ruolo direttamente alla Regione ).
- In tutti i casi di consumo di suolo ( interno o esterno al tessuto urbanizzato ) dovrebbero operare le misure di mitigazione, compensative ed economiche previste dalla legge, senza distinzione.
Inoltre mi sembra eccessivamente gravosa ed inutile la creazione del catasto degli alloggi sfitti: il fenomeno dello sfitto è estremamente volatile ed obbligare i comuni ad effettuare il censimento mi sembra gravoso, costoso e di scarsa utilità: Non è meglio affidarsi ad indagini statistiche ?
Ciao e buon lavoro.
Claudio Colombo]]></description>
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<pubDate>Fri, 23 Aug 2013 21:59:37 +0200</pubDate>
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<item><title><![CDATA[Contribuiamo alla discussione con altri commenti a...]]></title>
<link><![CDATA[http://tuparlamento.opendcn.org/infodiscs/view/271#body_279]]></link>
<description><![CDATA[Contribuiamo alla discussione con altri <a href="/infodiscs/getfile/12">commenti al post giunti per altre strade, in allegato</a>.]]></description>
<media:content url="http://tuparlamento.opendcn.org/infodiscs/getfile/12" fileSize="76368" type="application/pdf">
<media:title type="plain"><![CDATA[Contributi e commenti ric...]]></media:title>
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<pubDate>Tue, 06 Aug 2013 16:49:00 +0200</pubDate>
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<item><title><![CDATA[Suolo=terra=bene comune! Basta con lo SPRECO di be...]]></title>
<link><![CDATA[http://tuparlamento.opendcn.org/infodiscs/view/271#body_276]]></link>
<description><![CDATA[Suolo=terra=bene comune! Basta con lo SPRECO di bene comune lo ha detto anche il papa]]></description>
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<pubDate>Wed, 31 Jul 2013 16:22:54 +0200</pubDate>
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<item><title><![CDATA[Io credo che la questione del consumo del suolo va...]]></title>
<link><![CDATA[http://tuparlamento.opendcn.org/infodiscs/view/271#body_275]]></link>
<description><![CDATA[Io credo che la questione del consumo del suolo vada vista comunque dentro un disegno più grande di come si vuole impostare il modello di sviluppo. Il territorio va salvaguardato dal cemento, ma va anche preservato con delle attività antropiche, dall'agricoltura, alla caccia (si la caccia, se sostenibile, è un ottimo modo per tenere in equilibrio la fauna e vivibili i boschi), alla pesca, agli sport che si praticano nella natura.
Va preservato da mostri di cemento armato come la TAV e i suoi viadotti, come il ponte sullo stretto di Messina e così via.
Poi come è stato scritto prima di me bisogna mettere in piedi un piano di debuilding, tanto delle case\industrie abbandonate e cadenti, tanto sostenendo per esempio l'abbattimento delle case abusive che ad oggi è a carico completo dei comuni. Provate ad andare, sopratutto nel mezzogiorno, in piccoli comuni dove tutti conoscono tutti a vedere se qualche funzionario comunale si prende la briga di avviare le pratiche di demolizione di una casa abusiva di qualcuno che magari conosce di persona. E poi i soldi per demolizione e smaltimento? Chi li anticipa? (ricodo un servizio fatto dalle Iene tempo fa in Calabria molto molto significativo da questo punto di vista).
Una delle cose da mettere nero su bianco sulla legge è: si fa una task force del ministero dell'ambiente che, mappe catastali alla mano e google map rileva gli edifici che non dovrebbero esistere. Comune per comune, facendosi aiutare ove possibile dalle amministrazioni locali. Quando si individua una casa abusiva, processo per direttissima al titolare (tanto in barba alla legge hanno allacciamenti coi servizi e contratti di fornitura ed è facile individuare), diversamente procedimento contro ignoti. Al primo grado di giudizio la casa si demolisce e i beni contenuti vengono messi all'asta per ripianare in parte il costo di demolizione smaltimento. Se si individua un proprietario gli si addebitano i costi.
Dopo qualche anno il territorio consumato sarà meno di quello ripristinato e restituito alla collettività.]]></description>
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<pubDate>Wed, 31 Jul 2013 15:01:58 +0200</pubDate>
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<item><title><![CDATA[Mi son dimenticato una cosa.
Consumo del suolo son...]]></title>
<link><![CDATA[http://tuparlamento.opendcn.org/infodiscs/view/271#body_274]]></link>
<description><![CDATA[Mi son dimenticato una cosa.
Consumo del suolo sono ANCHE LE STRADE, le macchine stanno diventando (Guido Viale lo diceva quasi 10 anni fa) un problema di occupazione di suolo pubblico.... anche in provincia
Scusate
m]]></description>
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<pubDate>Wed, 31 Jul 2013 12:37:25 +0200</pubDate>
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<item><title><![CDATA[Segnalo alcune questioni, senza considerarle le pi...]]></title>
<link><![CDATA[http://tuparlamento.opendcn.org/infodiscs/view/271#body_273]]></link>
<description><![CDATA[Segnalo alcune questioni, senza considerarle le più importanti o le più urgenti, ma solo quelle che mi vengno in mente ora.
1) Abito in un paese (paesone) di pianura e qui - ne chiacchierai anche con il direttore generale della mia regione - il problema è nato soprattutto con la questione degli oneri di urbanizzazione, manna dal cielo per amministratori di piccole vedute. Svincolare la sostenibilità degli enti locali da questo meccanismo vizioso è determinante per il futuro.<br /><br />Poi serve ricominciare a formare gli amministratori perchè sono lo snodo per la ripresa del paese e stiamo perdendo anche questo.<br /><br />2) Cominciare, con calma e perseveranza che ci vorrà tempo, ad introdurre nel dibattito il concetto di debuilding (ora come ora è un'eresia, ma ci sono nazioni dove è normale) perchè la quantità va a discapito della qualità. Ci sono cose e case che possono essere abbattute se questo significa guadagnare in verde e dinamismo immobiliare. 
3) Il verde pubblico non serve solo agli occhi, anche ai polmoni. Ormai è dimostrato che le piante filtrano pure le polveri sottili. Se un comune investe in piantumazione non può essere considerato sprecone.<br /><br />4) [questione personale] a me le doppie case che si riempiono 15 gg all'anno mi sembrano uno spreco e ci sono interi pezzi d'appennino qui da noi che stan morendo perchè vivono 1 mese all'anno. <br /><br />5) ristrutturare deve diventare importante quanto (di più) costruire. Abbiamo case ed edifici pubblici che sprecano energia come uno Scania in salita.
6) Ci sono associaizoni che su questi temi lavorano da anni Cerchiamo un  collegamento<br /><a href="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/">http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/</a>]]></description>
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<pubDate>Wed, 31 Jul 2013 12:36:00 +0200</pubDate>
</item>
<item><title><![CDATA[Condivido le considerazioni di Civati e il DdL all...]]></title>
<link><![CDATA[http://tuparlamento.opendcn.org/infodiscs/view/271#body_272]]></link>
<description><![CDATA[Condivido le considerazioni di Civati e il DdL allegato. Particolare attenzione dovrebbero avere i Comuni ai siti e/o monumenti di Archeologia industriale, salvaguardandoli, facendoli conoscere, evitando che siano soffocati da edificazioni improprie.
A <strong>q</strong>uesto proposito stiamo approntando, nel Comune di Lucca<strong>, un Progetto di qualificazione del territorio dal punto di vista de</strong>l<strong>l'Archeologia industriale</strong>. Abbiamo formato, d'accordo con l'Assessora alla cultura Patrizia Favati e alla Commissione Cultura, un gruppo di lavoro che dovrò coordinare. La prima riunione è prevista per lunedì 5 agosto.
Francesco Petrini]]></description>
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<pubDate>Wed, 31 Jul 2013 11:07:28 +0200</pubDate>
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